Pogoni

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Sul lato ovest dell’Epiro, circondata da montagne verdeggianti, c’è la zona di Pogoni. La natura ha dotato l’angolo di frontiera dell’Epiro di una vegetazione lussureggiante attraversata da fiumi gorgoglianti, mentre aree di bellezza naturale incontaminata e ricche di valore, come la valle di Gormos, il lago Delvinaki e la foresta di Merope, completano la ricchezza della natura.

Descrizione delle caratteristiche geografiche

Un terreno ricco e boscoso caratterizza da un capo all’altro l’intera area di Pogoni. La catena montuosa che domina la regione è la montagna Kasidiaris. Si tratta di una catena montuosa allungata che inizia all’altezza del lago Zaravina e termina nel villaggio di Despotiko. È una parte di un complesso più ampio di catene montuose della zona che inizia dal confine greco-albanese e comprende le montagne di Makrykampos, Kourenta e Tomar. La sua altezza non può superare i 1.329 metri, ma fa parte di un importante ecosistema. La sua cima più alta è il Karavamia (1.329 metri). Altre vette della montagna sono Elatos (1.278 metri), Agrochladia (1.299 metri) e Profitis Elias (1.314 metri). Dal punto di vista tettonico, Kasidiaris appartiene alla zona ionica, con il calcare come roccia primaria e il flysch secondaria.
I corsi d’acqua che nascono dalla montagna sono molti, con sorgenti che partono da un’altitudine fino a 900 metri. Per la maggior parte è coperta da foreste, tranne le sue alte vette.
Ricca, ovviamente, è anche la falda acquifera della zona dal momento che alcuni dei fiumi più importanti dell’Epiro attraversano l’area di Pogoni. E, naturalmente, non dimentichiamo gli ecosistemi del lago della zona che si trovano in aree che si distinguono sia per la loro bellezza naturale che per il loro valore ecologico.
Di particolare importanza per la falda acquifera della regione è il fiume Kalams. Ha le fonti sul Monte Dousko e, dopo 115 km, sfocia nel Mar Ionio. La sua direzione va da nord a sud, attraversando l’altopiano formato tra i monti Kassidiaris e Mitsikeli, creando l’omonima valle. Per tutta la lunghezza del Kalamas ci sono anche gli altopiani Zitsas e le montagne Kourenta (altitudine di 1.172 metri) a est, mentre a ovest ci sono Kasidiaris (altitudine di 1.329 metri) e le montagne di Paramythia (altitudine di 1.657 metri). La caratteristica principale della zona è il numero di basse colline, altipiani e pianure che, in combinazione con il gran numero di corsi d’acqua, crea un cluster distinto.

Historical and cultural significance of the stone bridges

Il terreno naturale, però, soprattutto nelle zone di montagna, non è stato sempre un alleato dei bisogni umani, spesso agendo come un ostacolo ai desideri appassionati dell’uomo. L’ingegnosità, naturalmente, e la diffusa abilità coltivata nel corso dei secoli, sono state lo strumento per superare le difficoltà fisiche.
Anche se non sappiamo come il fabbricante primitivo sia stato ispirato a fare il primo ponte, possiamo tranquillamente pensare che un tronco caduto tra i due letti dei fiumi o alcune rocce cadute dopo una frana, forse, abbiano fatto nascere l’idea di costruire i futuri capolavori architettonici.
Si affermò per secoli una lunga tradizione di costruzione di ponti, in tutto il paese. Dal posizionamento del primo tronco tra i due letti di un fiume all’attraversamento del primo uomo senza sforzo, l’arte della costruzione del ponte si è evoluta notevolmente, migliorando lo sviluppo dei trasporti e dandoci monumenti commemorativi eterni di abilità costruttiva e bellezza minimalista.
La priorità della costruzione del ponte era garantire gli spostamenti via terra. I fiumi e i torrenti della regione, in particolare in inverno, diventavano impetuosi e pericolosi. Questo rendeva impossibili i viaggi frequenti. Emblematico è il caso del fiume Kouvaras che, nei periodi di pioggia e per tutto l’inverno, era impraticabile e pericoloso. Tuttavia, la posizione geografica della regione, che fu per secoli parte di un importante incrocio stradale, richiese il superamento dei fiumi della zona rendendo imperativa la fondazione di passaggi sicuri.

Traditions and customs on the stone bridges

L’uomo, quindi, nel suo sforzo per espandere quei limiti imposti dalla natura, doveva confrontarsi e spesso combattere contro di loro. Questo conflitto, come accaduto in moltissime altre circostanze, è circondato da un manto su cui la tradizione popolare ha ricamato molti miti, credenze e tradizioni.
Le caratteristiche principali delle credenze che hanno accompagnato la creazione dei ponti era quella dei sacrifici umani. Le radici del sacrificio umano, certamente, sono state perse in antichità, dopo che si sono trovati parecchi casi in cui la gravità della situazione ha richiesto il sacrificio di un parente della persona interessata. Lo stesso schema si trova anche nella tradizione mitologica di molte culture.
Il rapporto uomo – natura si materializza rendendosi conto della tendenza alla personificazione dei fiumi ed al loro culto come divinità separate. In molti casi, veniva perfino assegnata ai fiumi una forma specifica come quella di un toro o di un serpente. La gente, in realtà, coi vari momenti di misticismo cercava di ottenere il favore del fiume allo scopo di ottenere o la fertilità della terra o quella dell’essere umano.
Theogefyro
Nella zona di Pogoni la leggenda popolare parla di un raro fenomeno naturale che accade nel villaggio di Zavroch, vicino al mulino tradizionale della zona. Si tratta di un passaggio stretto nella roccia in cui due massi che si fronteggiano sono uniti insieme. Il passaggio naturale ha sempre suscitato l’interesse degli abitanti che attribuivano la sua esistenza, come in altri casi simili in altre parti della nazione, a delle forze supernaturali. Si conosce, comunque, la sua storia: "Avvenne una volta, si dice, che un Pashà a Damala, volesse collegare le rive del Kremastos. Commissionò il lavoro al migliore muratore della zona promettendogli moltissimi soldi, ma allo stesso tempo minacciandolo che se non ce l’avesse fatta gli avrebbe 'tagliato’ la testa. L’artigiano provò con la sua arte –si trattava di un’opera difficile, ma non riuscì a fare in modo che il ponte restasse su. Così, non sapendo cosa fare, attese sulle rive del fiume la sua fine. Poi, improvvisamente, il diavolo gli apparve davanti, astutamente promettendogli che non solo avrebbe lui costruito il ponte, ma anche qualsiasi altra cosa avesse voluto, a patto che gli cedesse la sua anima. Disperato, il muratore si disse d’accordo, chiedendo anche la mano della figlia del nobile affinché diventasse sua moglie ed un sacco di soldi per diventare ricco, e perfino tre anni di vita per godersi il tutto. Si trovarono d’accordo ed il patto venne siglato. Il diavolo, in modo estremamente generoso, gli accordò sei anni di vita.
Quindi tutto andò secondo i piani, molto contento per l’accaduto ... il fortunato costruttore cominciò a vivere la sua vita ed a godersela. Fino a che un giorno avvenne una tempesta talmente distruttiva che uccise il costruttore e la moglie e distrusse la loro casa. Il motivo fu che i sei anni erano già trascorsi. Tutto quello che rimase fu il ... Diavologiofyro (il ponte del diavolo)."
Naturalmente la costruzione dei ponti, a parte il retroterra mitologico ha creato e spesso messo in risalto delle storie di tipo umanitario e di sacrifici incondizionati. Una storia unica di offerta sincera e di devozione verso un luogo ed i suoi abitanti è nascosta nel ponte di Nonoulos a Dolo di Pogoni. Il ponte venne edificato nel 1880 sul burrone di Kouvaras per superare il torrente dallo stesso nome del fiume Drin. Le acque tumultuose del ruscello rendevano difficoltoso, specie di inverno, il passaggio di una povera donna, nonna Nonno o Nonoulo, che viveva da sola nel villaggio di Dolo. La povera vecchietta doveva attraversare ogni giorno il vecchio ponte in legno della zona, per andare a vendere le sue mercanzie nei villaggi circostanti. Rendendosi conto dei pericoli cui lei stessa ed i suoi concittadini erano esposti, decise di raccogliere dei fondi per destinarli per assicurare il passaggio del pericoloso torrente.

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